L'altro regno
" Quanti di noi avranno sognato o sognano di "spostarsi nel cielo come uccelli ?
Penso che costoro siano parecchi! "
Non siete i soli, sapete ? Sai quanti prima di voi, dai tempi immemoriali ad oggi , per
sfuggire alla schiavitù, a un disastro naturale, al nemico avranno più che desiderato
-bramato- di trasformarsi in uccelli? Sai quanti prigionieri.
L 'uccello viene da un altro regno, viene da lontano, e già questa parola " lontano " ,
parola poetica, fa germogliare la fantasia, evoca la fiaba e il sogno, ci induce ad andare
oltre, a cercare oltre. Il fascino che suscita in noi l'uccello -il volo- è infatti
qualcosa di antico, quasi sacro e affonda le sue radici in miti che hanno attraversato i
secoli. In passato gli uccelli -certi uccelli- vuoi per la maestosità del loro volo,
vuoi per la bellezza del loro piumaggio o del loro canto, vuoi perchè ritenuti figli del
Sole - erano sacri. Così sappiamo che era diffusa a Babilonia, in Egitto, in Grecia
nell'età classica, ed inoltre in certe culture delle Americhe e in Oceania, la credenza
(viene fatto di dire convinzione) che taluni uccelli incarnassero, anzi fossero,
l'anima dei morti, manifestazione visibile della divinità, beati loro , avevano su di noi
il vantaggio di una certezza. L'uccello-anima infatti è solo il tuo patrimonio di illusioni,
progetti , speranze, visione dell'invisibile. Osserviamo di passaggio che "anima" vuoI
dire "soffio" , "spirito vitale" e che un residuo di tali credenze persiste nel
cristianesimo coi suoi angeli alati , altra dimostrazione che un legame ci unisce sempre
al passato inaccessibile. Si sa, ancora che nei miti antichi la funzione dell'uccello è
sempre quella di portare l'anima dei morti nell'altro regno o l'eroe nella dimora degli dei.
Facciamo ancora notare che tutti i destrieri e i cavalieri alati e tutti gli esseri alati
della mitologia, della letteratura e dell'arte discendono da quegli antichi miti (vedi i
saggi di " Vladimir Ja Propp sulla morfologia della fiaba e poi va a cercare in Biblioteca).
E non ci dice niente la favola d'altri tempi della cicogna che portava i bambini ?
( Se mi si consente una digressione vorrei dire che presso i Pueblos del Messico I'anima
saliva al cielo con il fumo della cremazione dei cadaveri e secondo loro si trasformava poi
in vento e in nuvole che portavano la pioggia apportatrice di fertilità ai campi, e quando
le nuvole arrivavano le madri dicevano ai bambini "Guardate, arrivano i vostri nonni."
Ditemi un pò se qui non c'è il ciclo completo della vita! ( Vedi " Modelli di Cultura ",
un classico dell'antropologia, di Ruth Benedict ).
Per rifarsi all'inizio del presente articolo: dunque vi andrebbe a genio - ove fosse
possibile per trasmutazione magica - venir mutati in uccello almeno per qualche tempo,
magari tanto per sbirciare cosa fa la morosa. Avere la loro vispezza , la loro prontezza
di movimento, la loro capacità di librarsi, di volteggiare, di giocare d'astuzia con il
vento, avere il loro udito e la loro vista e il loro senso di orientamento. Avere ali
piumate, poter compiere quelle scivolate d'ala, quelle virate , quelle picchiate, quelle
cabrate , quelle rasoiate a filo sui monti. Bello, eh ? Sarebbe piaciuto anche a Leopardi
( leggere la fine dell' "Elogio degli uccelli").
Certo l'influsso dell'ambiente è fortissimo, nella nostra passione per il volo. Ma non è
che con il solo ambiente si possa spiegare tutto. Mah , chi lo sa, nel nostro caso
potrebbe esserci altro. Forse che sì, forse che no. Su, dimmi che cosa. Se state bravi,
mo ve lo dico. Tenetevi forte. Potrebbe essere la presenza di un gene -scintilla
ultraceleste - che ti fa sognare di volare, desiderare ali di falchetto , dare l'assalto
al cielo. Non si può escludere. ( Ma và ! ) Non si dice forse di uno che è un pilota nato
" ? Eppoi , come c'è il bernoccolo, il pallino, un dono di natura per la matematica,
la poesia o le lingue orientali ( cioè un gene , così dicono) o non potrebbe darsi che ci
possa essere, nel tuo DNA , il gene del volo ?
Cioè il tuo sogno potrebbe essere un messaggio scritto in lingua biochimica, possibile,
sebbene non facile da decifrare. Chissà quale lunga migrazione, nel corso delle generazioni,
per arrivare fino a te. E' conforme alla millenaria evoluzione dei sentimenti e
dell'intelligenza umana -al suo lentissimo formarsi -cioè non è pura fantasticheria
immaginare che in un giorno lontanissimo -nella prestoria - forse visse il primo uomo
che guardava con inconsapevole invidia al volo degli uccelli i: ( avvio di una possibile connessione interneuronica , che poi sarebbe andata evolvendosi nelle generazioni successive; connessione che può essere presente in tutti, ma che dovrebbe essere palese che si attiva solo nei cervelli più predisposti ( a gran numero di persone cadde forse una mela sul naso, ma fu solo Newton
che in un fiat trovò la soluzione ).
Bon , chiudiamo sto' discorso e torniamo a noi. Sicchè vi riuscirebbe gradito aggirarsi per
le vie dell'aria come gli uccelli. Essere signore delle altezze come l'aquila, delle
distanze come l'albatros , delle tempeste come la procellaria. O forse saresti contento
anche solo di ali di farfalla, color arcobaleno, beh , magari ! Solo che c'è un guaio,
che poi guaio non è, ed è che non si può sfuggire ai limiti imposti alla nostra struttura
corporea e ai nostri cinque sensi, per entrare in un "nuovo ordine di esperienza" ,
in un altro regno. E poi, ne sarebbero contenti, gli uccelli ? Non ti riterrebbero per
caso un volatile abusivo. Bisognerebbe sentire Peter Pan. In quanto a me amo credere che
gli uccelli guardino bonariamente ai parapendisti come a una strana sorta di fratello
maggiore, inoffensivo e un pò imbranato , uh che buffi, oioioioi - oi !
I nostri cinque sensi, dicevo. Non è che siano poi granchè. Erano di gran lunga più acuti
i sensi dell'uomo dell'età della renna. Nel corso della nostra cosiddetta civiltà noi
abbiamo perso molto, causa il carattere alienante del nuovo mondo e la nostra non educazione
sensoriale.
Diciamo solo due parole in breve sull'udito . Noi oggi affondiamo sempre più in un oceano
di rumore. Il rumore è una malattia dell'uomo del XX secolo, come la nevrosi, la colite
spastica , l'ulcera gastroduodenale e l'infarto. I clacson, le sirene, il reattore, la
ruspa, la TV ad alto volume, quelli li sentiamo, ma non sentiamo più il saltellare di ramo
in ramo dello scricciolo, il frusciare di una lucertola contro un muro smozzicato , lo
scorrere dell 'acqua in un ruscello non lontano, lo sbisciare di un lampo, un passo nella
nevi, il cadere per terra d'un cicles.
Beato il parapendista, che vola in abissi di silenzio.
Dovremmo infatti tutti convincerci che le cose che realmente contano avvengono nel
silenzio. La fotosintesi , il combinarsi
segreto dei geni, le reazioni atomiche, la nascita delle proteine, la danza degli elettroni, il sonno dell ' Uomo. La Terra gira sul proprio asse e intorno al sole silenziosamente. E senza strepito alcuno il sole ci riscalda ed illumina, e sorge di
notte la luna. In silenzio i fiumi scorrono al mare e fluttuano in cielo le nuvole.
In punta di piedi arriva la primavera; e i pensieri che arricchiscono il mondo hanno la
leggerezza del colibrì.
Il parapendio è molte cose, non dovrei essere io a dirlo a voi, io che non sono neanche una
matricola. E' indipendenza, determinazione , movimento ( la vita è movimento, il movimento
influenza tutta la nostra personalità) , conquista dello spazio ( lo spazio ci condiziona,
lo spazio ridotto delle nostre abitazioni e delle nostre città ci impedisce un movimento
adeguato , ci soffoca, ci rimpicciolisce l'anima, per Platone l'anima è una forza alla
quale spuntano le ali, ma noi, altro che ali , la nostra anima è lacerata e offesa) .
Il parapendio è accrescimento del senso dell 'io, del vitale.
E' affermazione di se stessi. Troppe volte nella vita di ogni giorno si può soffrire della
sensazione di essere niente, nessuno. Di contare niente. Sei zero, non esisti. Ti hanno
pitturato con la vernice del dottor Alambicchi , quella che faceva diventare invisibili.
Nessuno ti vede.
In parapendio hai voglia se esisti! Esisti eccome !
Il parapendio può anche essere visto come un tenue arco, uno spicchio di luna, che ci lega
alI'inaccessibile, all'immensurabile. Una forma che percorre l'universo vivente. Può cioè
venire immaginato come un rito di identificazione e di fusione con la natura. In volo
legami invisibili ti uniscono alla nube che passa, agli ioni dell'atmosfera, al campo
magnetico.
Ma soprattutto, direi, il parapendio è una stagione privilegiata della vita.
Una stagione felice.
La stagione in cui da una tazza d'argilla puoi bere la vita.
E' la stagione in cui ancora chiare ardono le lampade.
E' la stagione del fiordaliso azzurro e del papavero ardente.
E' la stagione di prima che la vita possa darti bastonate ideologiche e
sentimentali. Prima che i sogni della gioventù indossino vesti grige.
Ciao ragazzi godetevi il panorama (ottimo materiale costruttivo per la vista) e caso mai
incontraste lo spiritello Ariele , tanti cari saluti e ciao.
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