"..... una volta che abbiate conosciuto il volo,
camminerete sulla terra guardando il cielo
perché lá siete stati e lá desiderate tornare."
Leonardo da Vinci

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L'altro regno

" Quanti di noi avranno sognato o sognano di "spostarsi nel cielo come uccelli ? Penso che costoro siano parecchi! "

Non siete i soli, sapete ? Sai quanti prima di voi, dai tempi immemoriali ad oggi , per sfuggire alla schiavitù, a un disastro naturale, al nemico avranno più che desiderato -bramato- di trasformarsi in uccelli? Sai quanti prigionieri.
L 'uccello viene da un altro regno, viene da lontano, e già questa parola " lontano " , parola poetica, fa germogliare la fantasia, evoca la fiaba e il sogno, ci induce ad andare oltre, a cercare oltre. Il fascino che suscita in noi l'uccello -il volo- è infatti qualcosa di antico, quasi sacro e affonda le sue radici in miti che hanno attraversato i secoli. In passato gli uccelli -certi uccelli- vuoi per la maestosità del loro volo, vuoi per la bellezza del loro piumaggio o del loro canto, vuoi perchè ritenuti figli del Sole - erano sacri. Così sappiamo che era diffusa a Babilonia, in Egitto, in Grecia nell'età classica, ed inoltre in certe culture delle Americhe e in Oceania, la credenza (viene fatto di dire convinzione) che taluni uccelli incarnassero, anzi fossero, l'anima dei morti, manifestazione visibile della divinità, beati loro , avevano su di noi il vantaggio di una certezza. L'uccello-anima infatti è solo il tuo patrimonio di illusioni, progetti , speranze, visione dell'invisibile. Osserviamo di passaggio che "anima" vuoI dire "soffio" , "spirito vitale" e che un residuo di tali credenze persiste nel cristianesimo coi suoi angeli alati , altra dimostrazione che un legame ci unisce sempre al passato inaccessibile. Si sa, ancora che nei miti antichi la funzione dell'uccello è sempre quella di portare l'anima dei morti nell'altro regno o l'eroe nella dimora degli dei. Facciamo ancora notare che tutti i destrieri e i cavalieri alati e tutti gli esseri alati della mitologia, della letteratura e dell'arte discendono da quegli antichi miti (vedi i saggi di " Vladimir Ja Propp sulla morfologia della fiaba e poi va a cercare in Biblioteca). E non ci dice niente la favola d'altri tempi della cicogna che portava i bambini ? ( Se mi si consente una digressione vorrei dire che presso i Pueblos del Messico I'anima saliva al cielo con il fumo della cremazione dei cadaveri e secondo loro si trasformava poi in vento e in nuvole che portavano la pioggia apportatrice di fertilità ai campi, e quando le nuvole arrivavano le madri dicevano ai bambini "Guardate, arrivano i vostri nonni." Ditemi un pò se qui non c'è il ciclo completo della vita! ( Vedi " Modelli di Cultura ", un classico dell'antropologia, di Ruth Benedict ). Per rifarsi all'inizio del presente articolo: dunque vi andrebbe a genio - ove fosse possibile per trasmutazione magica - venir mutati in uccello almeno per qualche tempo, magari tanto per sbirciare cosa fa la morosa. Avere la loro vispezza , la loro prontezza di movimento, la loro capacità di librarsi, di volteggiare, di giocare d'astuzia con il vento, avere il loro udito e la loro vista e il loro senso di orientamento. Avere ali piumate, poter compiere quelle scivolate d'ala, quelle virate , quelle picchiate, quelle cabrate , quelle rasoiate a filo sui monti. Bello, eh ? Sarebbe piaciuto anche a Leopardi ( leggere la fine dell' "Elogio degli uccelli").
Certo l'influsso dell'ambiente è fortissimo, nella nostra passione per il volo. Ma non è che con il solo ambiente si possa spiegare tutto. Mah , chi lo sa, nel nostro caso potrebbe esserci altro. Forse che sì, forse che no. Su, dimmi che cosa. Se state bravi, mo ve lo dico. Tenetevi forte. Potrebbe essere la presenza di un gene -scintilla ultraceleste - che ti fa sognare di volare, desiderare ali di falchetto , dare l'assalto al cielo. Non si può escludere. ( Ma và ! ) Non si dice forse di uno che è un pilota nato " ? Eppoi , come c'è il bernoccolo, il pallino, un dono di natura per la matematica, la poesia o le lingue orientali ( cioè un gene , così dicono) o non potrebbe darsi che ci possa essere, nel tuo DNA , il gene del volo ? Cioè il tuo sogno potrebbe essere un messaggio scritto in lingua biochimica, possibile, sebbene non facile da decifrare. Chissà quale lunga migrazione, nel corso delle generazioni, per arrivare fino a te. E' conforme alla millenaria evoluzione dei sentimenti e dell'intelligenza umana -al suo lentissimo formarsi -cioè non è pura fantasticheria immaginare che in un giorno lontanissimo -nella prestoria - forse visse il primo uomo che guardava con inconsapevole invidia al volo degli uccelli i: ( avvio di una possibile connessione interneuronica , che poi sarebbe andata evolvendosi nelle generazioni successive; connessione che può essere presente in tutti, ma che dovrebbe essere palese che si attiva solo nei cervelli più predisposti ( a gran numero di persone cadde forse una mela sul naso, ma fu solo Newton che in un fiat trovò la soluzione ).
Bon , chiudiamo sto' discorso e torniamo a noi. Sicchè vi riuscirebbe gradito aggirarsi per le vie dell'aria come gli uccelli. Essere signore delle altezze come l'aquila, delle distanze come l'albatros , delle tempeste come la procellaria. O forse saresti contento anche solo di ali di farfalla, color arcobaleno, beh , magari ! Solo che c'è un guaio, che poi guaio non è, ed è che non si può sfuggire ai limiti imposti alla nostra struttura corporea e ai nostri cinque sensi, per entrare in un "nuovo ordine di esperienza" , in un altro regno. E poi, ne sarebbero contenti, gli uccelli ? Non ti riterrebbero per caso un volatile abusivo. Bisognerebbe sentire Peter Pan. In quanto a me amo credere che gli uccelli guardino bonariamente ai parapendisti come a una strana sorta di fratello maggiore, inoffensivo e un pò imbranato , uh che buffi, oioioioi - oi ! I nostri cinque sensi, dicevo. Non è che siano poi granchè. Erano di gran lunga più acuti i sensi dell'uomo dell'età della renna. Nel corso della nostra cosiddetta civiltà noi abbiamo perso molto, causa il carattere alienante del nuovo mondo e la nostra non educazione sensoriale. Diciamo solo due parole in breve sull'udito . Noi oggi affondiamo sempre più in un oceano di rumore. Il rumore è una malattia dell'uomo del XX secolo, come la nevrosi, la colite spastica , l'ulcera gastroduodenale e l'infarto. I clacson, le sirene, il reattore, la ruspa, la TV ad alto volume, quelli li sentiamo, ma non sentiamo più il saltellare di ramo in ramo dello scricciolo, il frusciare di una lucertola contro un muro smozzicato , lo scorrere dell 'acqua in un ruscello non lontano, lo sbisciare di un lampo, un passo nella nevi, il cadere per terra d'un cicles.
Beato il parapendista, che vola in abissi di silenzio.
Dovremmo infatti tutti convincerci che le cose che realmente contano avvengono nel silenzio. La fotosintesi , il combinarsi segreto dei geni, le reazioni atomiche, la nascita delle proteine, la danza degli elettroni, il sonno dell ' Uomo. La Terra gira sul proprio asse e intorno al sole silenziosamente. E senza strepito alcuno il sole ci riscalda ed illumina, e sorge di notte la luna. In silenzio i fiumi scorrono al mare e fluttuano in cielo le nuvole. In punta di piedi arriva la primavera; e i pensieri che arricchiscono il mondo hanno la leggerezza del colibrì.
Il parapendio è molte cose, non dovrei essere io a dirlo a voi, io che non sono neanche una matricola. E' indipendenza, determinazione , movimento ( la vita è movimento, il movimento influenza tutta la nostra personalità) , conquista dello spazio ( lo spazio ci condiziona, lo spazio ridotto delle nostre abitazioni e delle nostre città ci impedisce un movimento adeguato , ci soffoca, ci rimpicciolisce l'anima, per Platone l'anima è una forza alla quale spuntano le ali, ma noi, altro che ali , la nostra anima è lacerata e offesa) . Il parapendio è accrescimento del senso dell 'io, del vitale. E' affermazione di se stessi. Troppe volte nella vita di ogni giorno si può soffrire della sensazione di essere niente, nessuno. Di contare niente. Sei zero, non esisti. Ti hanno pitturato con la vernice del dottor Alambicchi , quella che faceva diventare invisibili. Nessuno ti vede.
In parapendio hai voglia se esisti! Esisti eccome ! Il parapendio può anche essere visto come un tenue arco, uno spicchio di luna, che ci lega alI'inaccessibile, all'immensurabile. Una forma che percorre l'universo vivente. Può cioè venire immaginato come un rito di identificazione e di fusione con la natura. In volo legami invisibili ti uniscono alla nube che passa, agli ioni dell'atmosfera, al campo magnetico.
Ma soprattutto, direi, il parapendio è una stagione privilegiata della vita.
Una stagione felice.
La stagione in cui da una tazza d'argilla puoi bere la vita.
E' la stagione in cui ancora chiare ardono le lampade.
E' la stagione del fiordaliso azzurro e del papavero ardente.
E' la stagione di prima che la vita possa darti bastonate ideologiche e sentimentali. Prima che i sogni della gioventù indossino vesti grige.

Ciao ragazzi godetevi il panorama (ottimo materiale costruttivo per la vista) e caso mai incontraste lo spiritello Ariele , tanti cari saluti e ciao.


Nascita ed evoluzione del parapendio tratta da Xavier Murillo

1972, USA

Qualche paracadutista americano si diverte a decollare dalle dune o dai trampolini sulle piste da sci per provare l'efficienza della vela. La tecnica viene descritta nel "Parachute manual" di Dan Poynter, la bibbia di tutti i paracadutisti.
"E' sufficiente gonfiare l'ala e correre in basso fino allo stacco".
Aggiunge: " un leggero vento frontale può aiutare, ma non è sempre necessario. Viene sconsigliato il volo senza l'abbigliamento protettivo adatto, casco, guanti e scarponcini...."

1978, Mieussy (Alta Savoia in Francia)

Con delle vecchie ali da salto prive dell'estrattore, Andrè Bohn e Jean-Claude Betemps fanno i primi due voli in Francia dalla collina di Pertuiset a Mieussy. Il giorno seguente vengono raggiunti da Gerard Bosson, il poeta della banda. I nostri tre paracadutisti utilizzano un metedo poco dispendioso per allenarsi alla precisione in atterraggio. Gerard e Jean-Claude si lasciano prendere dal gioco migliorando poco a poco la tecnica di decollo. Fanno arrivare molti paracadutisti dalla Francia, e fondano il club "Choucas". Nel giro di qualche anno gli "Choucas" diventano centinaia, scoprendo altri decolli. Arrivano les montagnards interessati a questo metodo di discesa rapida. Nello stesso periodo in Svizzera i fratelli Strasilla e Andrea Kuhn decollano sci ai piedi. Ma lo sviluppo dell'attività avviene grazie a Jean-Claude Betemps e Gerard Bosson, che nel 1981 organizzano i primi stages. Paraplano, parapiano, paracadute da pendio, para-pente, volo da pendio..., l'attività non ha ancora un nome definito e le riviste di montagna s'interessano al fenomeno. Nel 1982 Roger Fillon stupisce il mondo della montagna decollando dall'aiguille Verte, e dall'aiguille du Midi nel gruppo del monte Bianco. E' l'inizio di un secondo boum.

1985- 1986, gli anni folli

Il 1985 è un anno simbolo. Pierre Gevaux decolla dal Gasherbrum 2 a 8000 metri in barba a Jean-Marc Boivin. A Mieussy vengono realizzati i primi voli di lunga durata, oltre le 5 ore.
A Saleve, vicino a Ginevra, Il deltaplanista Didier Favre incontra un parapendista ad altezza impressionante. Ne parla al suo amico Laurent de Karbermatten che capisce tutte le potenzialità, e presto costruisce il primo parapendio.
Nel 1986 avviene l'esplosione! Nelle vallate alpine si vedono sempre più uomini volanti, autodidatti, senza casco, assicurazione e peggio ancora conoscenze minime di aerologia. Mi trovo anch'io tra queste bande, mosse da pura passione e voglia di scoprire, facendosi le ossa sul campo. Giriamo i siti di volo più conosciuti, soprattutto in Francia, Mauro, io (Claudio), ed un vecchio Peugeot famigliare, carico di materiale per arrampicare, sciare e volare. La noia è una condizione sconosciuta.... Ogni fine settimana siamo a Chamonix, dove incontriamo Boivin, Escoffier, Cormier, i mostri dell'alpinismo, con cui voliamo. A livello commerciale è l'epidemia: tante scuole di delta passano ad insegnare parapendio, .....magari solo per esigenze di mercato. C'est l'argent !
Anche noi in Italia decolliamo da cime oltre i 4000 metri, come il Gran Paradiso.


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